Ho ritrovato un piccolissimo racconto che ho scritto qualche anno fa per un contest di San Valentino, ecco perché è terribilmente sdolcinato e romantico, mi scuso. Mi hanno anche detto che la punteggiatura non è il massimo, ma non me la sento di cambiarla.
Mi fa strano rileggerla dopo tanto tempo, visto che l'avevo completamente dimenticata è come se stessi leggendo qualcosa scritto da qualcun altro.
Il cerchio.
Adele sentì la porta chiudersi e la stanza farsi improvvisamente vuota, e lasciare spazio a rumori che prima erano lontani. Il ticchettio dell’orologio, il rumore del frigorifero, il traffico che si lamentava appena fuori dalla finestra sottile del salotto, il proprio respiro lento e profondo. Chiuse gli occhi e le luci dei lampioni e della città continuavano a brillarle davanti alle palpebre, ora riusciva a sentire lo spazio intorno a sé e i suoi pericoli, e la pace della solitudine. La casa si fece vuota e si rianimò, quando quella porta si chiuse. Suo marito era uscito, era sabato sera, la sera in cui si stava insieme davanti alla tv e si mangiava il gelato al limone, quello preferito da Adele, e lui era uscito a comprarlo. Si era messo la giacca e la sciarpa rossa, e dicendo, come ogni sabato, “Torno presto, vado a comprarti il gelato” con un sorriso, uscì.
Adele ormai sola, rimase ferma a respirare profondamente, unì le mani ossute e tremanti tra loro, e ancora con gli occhi chiusi, distese il viso incartapecorito in un’espressione quieta, di pace, e sentì un profumo. Odore di erba bagnata, di alberi in fiore, di terriccio che si alza in grossi polveroni. Poi sentì il sapore del granoturco non ancora maturo, dolce e delicato, nella bocca, e anche il sapore della pioggia, dei suoi baci… Ricordò il cigolio della sua bici sgangherata sul selciato, quel rumore che le faceva battere forte il cuore nel petto, tanto da avere paura che si vedesse oltre la pelle. Ricordò i suoi capelli rossi sempre spettinati, e quegli occhi color cioccolata, che non facevano altro che ricordarle l’amore. Ricordò quel pomeriggio d’estate, nell’uliveto sotto casa, con nient’altro che una vecchia coperta tra loro e la terra assetata, e nient’altro che loro stessi. Ricordò come avesse pensato che sarebbe stato bello poter fermare quel momento in eterno, morire abbracciati in un cerchio e tutto il resto fuori. Ricordò ogni singolo particolare del suo viso, ogni singolo peletto di barba che le solleticava il viso, la curva con cui finivano le sue ciglia, il modo leggero in cui riusciva a toccarla, modellando le mani sul corpo di Adele, come fossero aria. E ricordò come lui avesse cercato di coccolarla subito dopo, offrendole un gelato al limone.
Erano passati tanti anni da allora, e quelli non erano nient’altro che ricordi, in cui Adele s’immergeva come ci si immerge nella lettura di un libro, fantasticando sulla vita di qualcun altro.
La porta si riaprì, lui era tornato, con il gelato tra le mani. Adele sentiva i passi del marito che si avvicinava, e tutto il resto che si faceva lontano. Continuava a tenere gli occhi chiusi, l’espressione distesa e un piccolo sorriso tra le labbra strette, che rendeva più profondi i solchi delle rughe delle guance. Sentiva che il cerchio si richiudeva, e tutto il resto fuori. Lui si avvicinò, con ancora il cappotto e la sciarpa, fece solleticare la barba corta e bianca sulla pelle di lei prima di scoccarle un bacio.
“Gelato al limone, il tuo preferito.”
Solo lei e lui, null’altro.
Ma che carino! Raramente si scrivono storie d'amore con protagonisti anziani, mi piace!
RispondiEliminaLaciamo perdere, anch'io voglio sempre fare di tutto e poi mi sembra di non concludere mai nulla -.-
Che carina la storia, mi è piaciuta.. io non sono capace di scrivere ma anche io mi diletto in mille progetti e poi finisco per non portarne a termine nemmeno mezzo.. ahahah! Cmq ci provo! :p
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