domenica 16 settembre 2012

Il cerchio.

Un mio pregio è di avere moltissime passioni, un mio difetto è di non avere la voglia necessaria a portare avanti i mille progetti che ho in testa. Nella vita io vorrei diventare tutto, scrittrice, pittrice, fotografa, medico e così via. Tra le tantissime cose appunto c'è il pallino della scrittura, portato avanti più che altro quando ero piccola, e poi abbandonato perché ero talmente ossessionata dal dover scrivere per forza qualcosa di oggettivamente "bello" per tutti, che ho perso ogni ispirazione, e ho dimenticato quanto è bello scrivere per sé stessi, buttando fuori tutto e senza giudizi.
Ho ritrovato un piccolissimo racconto che ho scritto qualche anno fa per un contest di San Valentino, ecco perché è terribilmente sdolcinato e romantico, mi scuso. Mi hanno anche detto che la punteggiatura non è il massimo, ma non me la sento di cambiarla.
Mi fa strano rileggerla dopo tanto tempo, visto che l'avevo completamente dimenticata è come se stessi leggendo qualcosa scritto da qualcun altro.


Il cerchio.


Adele sentì la porta chiudersi e la stanza farsi improvvisamente vuota, e lasciare spazio a rumori che prima erano lontani. Il ticchettio dell’orologio, il rumore del frigorifero, il traffico che si lamentava appena fuori dalla finestra sottile del salotto, il proprio respiro lento e profondo. Chiuse gli occhi e le luci dei lampioni e della città continuavano a brillarle davanti alle palpebre, ora riusciva a sentire lo spazio intorno a sé e i suoi pericoli, e la pace della solitudine. La casa si fece vuota e si rianimò, quando quella porta si chiuse. Suo marito era uscito, era sabato sera, la sera in cui si stava insieme davanti alla tv e si mangiava il gelato al limone, quello preferito da Adele, e lui era uscito a comprarlo. Si era messo la giacca e la sciarpa rossa, e dicendo, come ogni sabato, “Torno presto, vado a comprarti il gelato” con un sorriso, uscì.

Adele ormai sola, rimase ferma a respirare profondamente, unì le mani ossute e tremanti tra loro, e ancora con gli occhi chiusi, distese il viso incartapecorito in un’espressione quieta, di pace, e sentì un profumo. Odore di erba bagnata, di alberi in fiore, di terriccio che si alza in grossi polveroni. Poi sentì il sapore del granoturco non ancora maturo, dolce e delicato, nella bocca, e anche il sapore della pioggia, dei suoi baci… Ricordò il cigolio della sua bici sgangherata sul selciato, quel rumore che le faceva battere forte il cuore nel petto, tanto da avere paura che si vedesse oltre la pelle. Ricordò i suoi capelli rossi sempre spettinati, e quegli occhi color cioccolata, che non facevano altro che ricordarle l’amore. Ricordò quel pomeriggio d’estate, nell’uliveto sotto casa, con nient’altro che una vecchia coperta tra loro e la terra assetata, e nient’altro che loro stessi. Ricordò come avesse pensato che sarebbe stato bello poter fermare quel momento in eterno, morire abbracciati in un cerchio e tutto il resto fuori. Ricordò ogni singolo particolare del suo viso, ogni singolo peletto di barba che le solleticava il viso, la curva con cui finivano le sue ciglia, il modo leggero in cui riusciva a toccarla, modellando le mani sul corpo di Adele, come fossero aria. E ricordò come lui avesse cercato di coccolarla subito dopo, offrendole un gelato al limone.

Erano passati tanti anni da allora, e quelli non erano nient’altro che ricordi, in cui Adele s’immergeva come ci si immerge nella lettura di un libro, fantasticando sulla vita di qualcun altro.

La porta si riaprì, lui era tornato, con il gelato tra le mani. Adele sentiva i passi del marito che si avvicinava, e tutto il resto che si faceva lontano. Continuava a tenere gli occhi chiusi, l’espressione distesa e un piccolo sorriso tra le labbra strette, che rendeva più profondi i solchi delle rughe delle guance. Sentiva che il cerchio si richiudeva, e tutto il resto fuori. Lui si avvicinò, con ancora il cappotto e la sciarpa, fece solleticare la barba corta e bianca sulla pelle di lei prima di scoccarle un bacio.

“Gelato al limone, il tuo preferito.”

Solo lei e lui, null’altro.

sabato 15 settembre 2012

Welcome to the N.H.K. (SPOILERS)

Ultimamente mi è presa la fissa degli anime. Non è proprio una vera e propria fissa, ma una voglia di mettermi lì e guardare seriamente dall'inizio alla fine gli anime. Ok, forse si può chiamare una fissa.
E pensare che fino a qualche anno fa odiavo tutti i cartoni giapponesi tranne Dragonball e Rossana, i manga non ne parliamo, mi sembravano una cagata immensa, e in parte lo sono anche ora, visto che ne ho letto solo uno. Il mondo di internet e la nerdaggine mi hanno inesorabilmente spinto, come la marea con le vecchie bottiglie di detersivo, ad arenarmi nell'intrippante "spiaggia" degli anime e del giapponaggio selvaggio. Che iddio mi fulmini se dovessi mai diventare un'otaku però. Forse il semplice fatto di sapere cosa significa "otaku" mi rende automaticamente "otaku". A proposito, THE GAME.
Comunque nella mia lista di anime visti finora posso vantare niente popò di meno che (togliendo il supremo Dragonball che non conta perchè l'abbiamo visto tutti):
- Nana, mi pare ovvio.
- Rossana, rivisto dall'inizio alla fine un paio di anni fa. Ho riso come non mai.
- Ranma 1/2
- Death note
- Le situazioni di lui e lei
- Welcome to the N.H.K.

Sono stati messi nell'ordine cronologico in cui li ho visti e devo dire che a catena mi hanno portato dall'approccio iniziale più ovvio agli anime (Nana), al riavvicinamento (Rossana, Ranma 1/2), al primo anime un po' più impegnativo (Death Note) all'essere quasi appassionata di anime (Le situazioni di lui e lei, Welcome to the N.H.K.).
Una grossa parentesi su "Le situazioni di lui e lei" ci vuole. E' un anime super romantico e molto pieno di pippe mentali in questo senso, e mi ha lasciato l'amaro in bocca perché l'anime non è stato concluso, ma accidenti che avanguardia! A parte le situazioni comiche e le situazioni romantiche/drammatiche, per il resto è di uno stile unico, un'originalità, una capacità di sperimentazione, fuori da ogni canone, che ho apprezzato da morire.
E' stato questo anime a spingermi a cercarne un altro che gli tenesse testa. Ho trovato "Welcome to the N.H.K." e finalmente ho conosciuto due termini incredibilmente utili per etichettare una mandria di gente che conosco, ossia "neet" (qui il significato su wikipedia) e "hikikomori" (qui). Il fenomeno dei neet e degli hikikomori si sta allargando sempre di più a mio avviso, io stessa ne sono stata un po' vittima per un anno e mezzo, quando ho vissuto una brutta depressione, e persone che conosco avrebbero proprio bisogno di vedere questo anime.
Non è un anime che vuole risolvere, dare soluzioni definitive, assolute. E' "solo" un anime che parla di solitudine. Parla della mente umana, della confusione mentale, della condizione esistenziale dell'essere umano, della sua sofferenza che spesso arriva senza che vi sia tanto bisogno di interventi esterni. E questo anime funge da perfetta esorcizzazione di queste condizioni. Se ne parla ed è già tanto, chi lo guarda sa che se qualcuno l'ha scritto, vuol dire che è possibile, che altre persone vivono queste situazioni oltre sé stesso.
Io sono sempre stata convinta che anche la persona più fortunata, ricca, e tutto il resto, della terra, soffrirà, inevitabilmente. La sofferenza è insita nell'esistenza, il semplice nascere crea sofferenza. Sono convinta che la sofferenza viene da dentro di noi, come una spinta a continuare, a cercare oltre, a muoverci.
Detto ciò... c'è questo protagonista, Sato qualcosa (ho seri problemi con i nomi e le date, figuriamoci i nomi giapponesi), che un bel giorno decide di rinchiudersi in casa, perché ciò che c'è fuori lo terrorizza a morte. Quello che vive è molto simile a un attacco di panico e quasi ha il presentimento che tutti stiano cospirando un complotto contro di lui, e non uscirà più fuori per tre anni, fino a che tre personaggi principali, più un paio secondari, non lo porteranno a compiere i primi passi fuori casa, fuori da quello stato mentale. Tra queste persone c'è una ragazzina, che decide di aiutarlo incondizionatamente. Nonostante tutto il vero cambiamento avverrà perché... Vorrei tantissimo spoilerarvi il resto ma non lo farò.
Infine per convincervi a vederlo vi dico solo che ho pianto più volte verso le ultime puntate e che do un bel 9,5/10 a questo anime!


Incorreggibile

Perché ho un fottuto bisogno di correre dietro alle persone?
Perché non riesco a chiudere un'amicizia/relazione/conoscenza definitivamente, senza entrare nel tunnel del pensiero compulsivo-ossessivo "devo parlarci, chissà che sta facendo, chissà se sta per contattarmi"?
Perché gli altri sembrano riuscirci?
Ormai ho paura di conoscere nuove persone, ho l'imprinting praticamente con tutti.